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July 03 Città-nessun luogo è lontanoIn questi giorni di Palio, io, senese per finta, la mattina attraverso la Piazza, e il tufo e gli odori e la gente, sì, a volte ho come l'impressione ridicola che quel posto sia fatto per essere così-e insieme provo una certa intolleranza, un po' di senesismo che riaffiora-per le vie straffollate di turisti vacui in città. Anche Brandi sentiva questo, amore e odio, senso di appartenenza ed esclusione, rifiuto e ammirazione, "dolente e splendente" nel cuore. E penso a Kavafis, alla città che ti verrà dietro.... Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare. Non troverai altro luogo non troverai altro mare. Penso a come così spesso, qui, non mi senta a casa, ma straniera. E come la mia anima sia lì, in quei due punti curiosi dell'universo, che sono Venezia e Anversa, che tanto significano per me e per quello che sono. Venezia-che a sua volta è un insieme di ritagli di libri e poesie, e tanto più di colori e sensazioni- la senti addosso fin da Mestre, quando attraversi, col treno, la laguna arida e salmastra, e intravedi i profili amici dei campanili della Madonna dell'Orto e dei Frari. Venezia è l'accento puro e acuto dei venditori d'ortaggi e d'ombrine, in Santa Maria Formosa; è l'umidità acre sui muri delle calli di Cannaregio, e il silenzio del Ghetto; è l'oro di San Marco, abbacinante e sacro, che per quelle tre-quattro volte nella vita, ti dà un'intuizione dell'infinito, e ti ferma un sospiro di commozione. Venezia per me è Suor Leonard, è un pontile su cui sedersi a riflettere, aiutati dai riflessi del Canal; è la pace, lontano dalle impensabili cronache, e dalla vita reale, eppure affiancata dall'effimero doloroso dell'Isola dei Morti, San Michele. Venezia è Michele, Albrecht che legge Nietzsche, Agnese, Chiara Pigi Ilaria e Christian, e io invece, lì, sola, anche quando ci son stata con qualcuno; perché Venezia è mia, e ne vado gelosa, eppure è un qualcosa che ho bisogno di condividere con chi amo, con chi può capire. Anversa, o Ant'werpen, detta alla fiamminga, perché il mio spirito è flemish. Anversa è tutta una serie di parole in inglese, é Marika, Uli e Padre Rudi; è pioggia, leggera, senza ombrello; le case col tetto a gradini, e le chiese coi calvari; è camminare senza meta alla ricerca dei posti più assurdi, i profumi di waffel e patate fritte, le mousselen e tanta birra. Anversa è Rubens, i colori sfaldati dalle luci e dalle vetrate, è l'albero accogliente di ConsciencePlein, è il modo ridicolo in cui i piedi ti portano verso casa, la tipografia di Plantin Moretus, e "die Cathedraal", è un negozio vizioso di cioccolatini, e il porto di luci dei docks e delle biciclette. Anversa è il limite di questo mondo, le navi che vanno, il fiume che corre, il cielo che cade. E ancora Brandi, un nume: "i miei sogni, quando sogno, sono là". Nelle città in cui più ho sofferto, e in cui subito però la vita mi è risalita al cuore, piena e "viva". Comments (2)
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