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May 19 Gli ostacoli del cuore, ovvero: chi ha paura dei fantasmi?Piove come nelle mie migliori giornate belga, e ho voglia di camminare, e nascondermi un poco sotto l’ombrello. Ripararsi, un poco, dagli occhi degli altri. Ho voglia anche di piangere, e mi chiedo solo, con tutto il dolore che bussa alle palpebre: quanto ancora ci saranno questi fantasmi? E soprattutto, se sommi quelli di entrambe le parti, riusciremo prima o poi a non sentirli più? Io non sono capace di dimenticare quella maledetta sera in cui, tornando a casa, avrei desiderato fare un frontale, almeno finiva tutto, tanto era il terrore di affrontare quella realtà, domani. Non sono capace di dimenticarlo ma lo metto da parte, cerco di non pensarci, mi convinco che il passato è fatto di libri che si chiudono, e di cose che pensi in quel momento e subito per fortuna capisci che sei un cretinoide, che devi ancora vedere Cuba, volare col parapendio, fare un figlio, e cento altre cose belle per cui vivere-sopravvivere val sempre la pena, ci mancherebbe! Però certo che la paura resta. Riaffiora infida tutte le volte che il tuo cuore precede la mente e ti lasci andare e poi ti si insinua un dubbio, una stupidaggine, e tutte le ansie ritornano lì e non riesci a ordinarle e ragionarci, solo rivedi tutte le coincidenze e le dissonanze, e a quel punto rieccoti lì, in una sofferenza che si rifa viva e attuale. E avrei voglia di chiamarmi subito fuori anche io, finché sono in tempo. Fare come quando eri piccola, che ti ringuattavi sotto la scrivania, nessuno poteva trovarti, bastava tapparsi le orecchie e non sentivi niente, dopo un poco tutto passava, uscivi e il mondo era il solito, tranquillo, non dovevi spiegar troppo a nessuno, a te stessa in primis, però, lì, eri al sicuro. “Tante cose che non sai di me, quante cose che non puoi sapere, quante cose da portare nel viaggio insieme”. La fiducia, come la conquisti? È un fatto di tempo, o la concedi “a pelle”, come una sensazione lieve di pace serena? Forse si dovrebbe con incoscienza andare avanti senza porsi domande, lasciarsi correre le cose addosso, prendere tutto il bello, senza pensare. A volte ci riesco, poi, mi conosco, pretendo qualcosa di più. Non è questione di promesse, lo so che “di doman non c’è certezza”, però è un qualcosa di impalpabile che misuro sul mio desiderio di “addomesticarsi”, direbbe la volpe al piccolo principe. E ogni riserva la percepisco come una minaccia, e mi batterei la testa da sola, perché non ho diritti da accampare, e neanche doveri, se non verso me stessa, e cioè, anche per me, la parola d’ordine: tutelarmi. Difendermi. Salvarmi. Però…le vele abbassate nel porto. Non mi posso nascondere sotto la scrivania a trent’anni. Non posso prevedere quel che può succedere o comandare i miei sentimenti o quelli altrui. Posso fare solo di tutto perché non vadano perduti, per questo non un solo bacio andrebbe risparmiato, non una sola parola in più che potrebbe chiarire, non un silenzio dolce quando si è lì abbracciati. Uno chiude gli occhi, e incrocia le dita dietro, senza farsi vedere... Ti voglio bene anche io, e scusa se ho paura. George Gray Molte volte ho studiato Perchè l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. Dare un senso alla vita può condurre a follia,
E.Lee Masters, Spoon River Anthology
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