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January 16 ConfusioneConfusione è svegliarsi la mattina e sentirsi già i pensieri arruffati; è guardarsi allo specchio, e non essere sicuri di riconoscersi. È anche quando neanche il caffè riesci più a prenderlo come prima, e lo fai “americano”, come “a quei tempi là”. È quando in tutte le canzoni tristi ci trovi un po’ di te, ma non riesci a collegarci tanto un ricordo o un episodio, solo la sensazione. Confusione è quando sai che tuo papà è malato, e ti senti responsabile di questo, e gli rispondi male perché anche quello fa parte del “girare storto” di tutta la faccenda, e poi te ne penti, e non sai quanti momenti avrete come quello, e vorresti tornare indietro, e passarci più tempo, e meglio, che puoi. Confusione è non sapere che ti succederà nel lavoro, non sapere esattamente neppure se quello è il lavoro che vuoi, ma lasciarsi un po’ trascinare dagli eventi, ché scegliere ti diventa difficile; è ripensare alla parabola dei talenti, e chiedersi se queste giornate così sospese non siano uno spreco indegno. Confusione è mischiare nel cuore l’odio e l’amore per qualcuno, che prima ti sentivi vicino come un angelo custode e ora come un’ombra quasi maligna, tanta è la delusione che ti blocca e ti fa chiedere: ma che gli ho fatto io per meritarmi questo?, e certo che hai paura a ricominciare, e non è solo fidarsi poco degli altri, è fidarsi poco di sé, e domandarsi se si è o no una persona che gli altri riescano ad amare come si vorrebbe, come si credeva di voler essere amati. Confusione è voler essere qui nella noia e nell’indifferenza del trascorrere delle ore, e intanto sognare il grande cambiamento, la fuga, l’esilio, chissà dove e chissà per quanto, come se le preoccupazioni avessero una collocazione geografica, e al cuore ci fossero attaccate le ali come in certi fumetti e riuscisse a volare e a essere leggero, e parlare un’altra lingua fosse un rifugio dai versi desolanti che ti opprimono in questa. Confusione è aver voglia di stare con gli amici perché vuoi loro bene, certo, ma anche perché da sola ti abbatti da morire, e in loro un po’ ritrovi frammenti di te e di quello che eri, eppure a volte vorresti nasconderti in un angolo, in qualsiasi stanza tu sia, e a volte fai un po’ il giullare perché ti sembra di esorcizzare meglio la malinconia. Confusione è continuare a ripetersi che qualcosa cambia, che ci sarà una qualche prospettiva che ti dia la reale ragione di essere ottimisti nelle lenzuola della sveglia, e invece arrivare alla sera e pensare che alla fine te la sei sbarcata, ma tanto non cambia proprio niente, e allora pace, tanto non puoi farci granché se non impegnarti quanto basta per essere quel poco che sei. Confusione è avere un mare di fotografie, che vorresti mettere a posto, come si potessero rimettere in ordine i ricordi e le emozioni, o le vorresti bruciare, e fare come in quei film in cui resetti la memoria, e ricominci da capo. Confusione è aver voglia di vivere tutte le cose belle che ti capitano anche con un po’ di incoscienza, anche se sai che te non sei esattamente così, però l’unica legge che sai è che non si devono avere rimpianti, ché sono una condanna peggiore di tutto, eppure i giorni ti passano così come vento, e ti chiedi se è questo diventare grandi, fare i conti con l’attitudine al sacrificio e le proprie aspettative, coi sogni di costruire qualcosa con qualcuno e l’incapacità di fare progetti ormai, per tanti motivi. Confusione è non volerlo ammettere che sei confusa, ché in fondo mica va così male, ma è sempre un accontentarsi vago. Confusione è ricordarsi di una giostra coi cavalli e le musichette piazzata davanti alla cattedrale di un disperso paesino dell’Alvernia, e voler esser lì, in mezzo a niente. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://bruttins.spaces.live.com/blog/cns!A88C9697E44AD6CA!135.trak Weblogs that reference this entry
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